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MONUMENTO ALL’OLMONE

La fiaba vera dell’Olmone di San Felice, di Cristina Pellegrini.  

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<<C’era una volta e adesso non c’è più l’Olmone di San Felice. Era un albero gigantesco e maestoso, alto più di 22 metri – come un palazzo di sei piani – e per abbracciare il suo tronco ci sarebbero voluti quasi cinque di voi.L’Olmone spiccava sulla pianura straordinariamente grande e bello. Lo si vedeva anche da molto lontano e quando i viaggiatori lo avvistavano, all’orizzonte, sapevano di essere ormai arrivati a San Felice. Era il simbolo del paese e tutti lo amavano come fosse una persona di casa.

L’albero era antichissimo: 400 o forse  persino 500 anni d’età. Questo significa che, probabilmente, era già grande quando Colombo scoprì l’America e che ha visto scorrere, sotto i suoi rami i fatti più importanti della storia del nostro paese.

I nonni dei nonni dei nonni, dei nonni …… hanno goduto del fresco della sua ombra e se chiedi al tuo di nonno ma anche ai tuoi genitori, probabilmente se lo ricordano ancora e te ne possono parlare. Possono parlarti dell’energia e del senso di pace che l’Olmone trasmetteva a chi si sedeva sotto i suoi rami, della bontà che ispirava e possono raccontarti le leggende ed i fatti che, nei secoli, hanno visto protagonista la storia questo albero magico.

Come la storia di Alessandro, un bambino di cinque anni che il padre, Rosolfo Marsalek, amministratore dei beni dei Conti di Carrobbio, aveva lasciato sul calesse ad aspettarlo, mentre faceva una breve visita ad un suo conoscente che abitava nel centro del paese. Alessandro aveva appena iniziato ad annoiarsi nell’attesa quando un forte rumore spaventò il cavallo che, imbizzarrito, cominciò scappare, galoppando velocissimo. La folle corsa scuoteva il calesse violentemente e Alessandro aveva paura: correva il rischio di cadere e farsi molto male. Ma quando, arrivati alla periferia del paese, il cavallo giunse di fronte all’Olmone improvvisamente e inspiegabilmente si fermò di colpo, calmandosi. Alessandro era salvo e suo padre, convinto che il miracolo fosse opera della Madonna, volle che sull’albero fosse fissata una sua immagine. Da allora – era il 1885 – l’Olmone ha sempre ospitato un’immagine della Vergine Maria e la gente, la sera, specialmente nel mese di maggio, andava sotto i suoi rami in pieno rigoglio, a recitare il rosario.

04.jpg Devi sapere che in un libro chiamato Storia Naturale, Plinio, , uno storico latino, vissuto all’epoca degli antichi romani, racconta che, secondo un rito già antico ai suoi tempi, la gente semplice di campagna usava consacrare alberi di particolare bellezza a un dio. L’albero è da tempi remotissimi un simbolo della vita ed el legame tra la terra ed il cielo perché le sue radici affondano nel cuore della terra ed i suoi rami tendono al cielo. Oltre al nostro Olmone anche altri grandi alberi della nostra Regione sono stati consacrati alla Madonna: a Bondeno viene venerata la Beata Vergine della Pioppa; a Ferrara la Madonna del Salice, a Cervia la Madonna del Pino.

Che il nostro grande, bellissimo Olmone godesse di una particolare protezione da parte del cielo non ci sono dubbi. Pensa che, durante la seconda guerra mondiale i tedeschi, mentre si stavano ritirando di fronte all’attacco delle truppe americane e inglesi, passando sotto l’Olmone ebbero la disgraziatissima idea di parcheggiargli vicino un autotreno carico di granate, proiettili ed altre munizioni. Mentre era lì, fermo, l’autotreno venne bombardato da un aereo inglese ed il suo carico si incendiò, iniziando ad esplodere. Le esplosioni durarono per ore, con fiamme tanto violente da incendiare un pagliaio che distava 50 metri. Malgrado fosse ben più vicino a quell’inferno l’Olmone non si incendiò e sopravvisse anche alle numerose schegge che lo colpirono. 

Doveva essere davvero stanco, così vecchio com’era, il nostro Olmone, quando ha lasciato che la graziosi, un fungo nemico degli olmi, attaccasse le sue radici. Con enorme tristezza la gente del paese, che lo amava profondamente, lo ha visto perdere il suo splendore.05.jpg

La sua chioma si è ridotta, sono a scomparire, ha perso rami e lui è deperito, piano piano. Questa pianta straordinaria ha resistito per quasi 10 anni ad un male che ce ne mette al massimo due ad uccidere anche gli olmi più robusti ma, alla fine, nell’autunno del 1978 si è arresa.

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 Della sua morte parlarono anche i giornali, come per una persona famosa ed il suo scheletro, imponente, rimase intatto per qualche tempo. Antonio Puviani, il proprietario del terreno su cui sorgeva l’albero non volle che fosse abbattuto. Fece tagliare i rami pericolanti e coprire la cima del tronco cavo con un telo impermeabile, per preservarne il più possibile quanto ne era rimasto. “L’Olmone “ disse “non deve essere tolto dalla mano dell’uomo, deve cadere per consunzione  e quando ciò avverrà, al suo posto, deve sorgere una colonnina di marmo per accogliere l’immagine della Madonna appesa al tronco.>>

 
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